
Guardare e non toccare è una cosa da imparare… che fatica, però.
Gennaio 28, 2008La camera è stretta e puzza, le pareti tinte di un giallo malsano, i mobili scrostati. Le tende sono unte, la lampada è macchiata, ma il letto è pulito. Questo letto in cui sono stata per la maggior parte del tempo oggi, salvo per quelle poche ore fuori con Crystal, e che è così stretto da non raggiungere nemmeno la piazza e mezza. Con nessun altro avrei potuto stare in un letto così stretto e riuscire a dormire.
Oggi il tempo aveva una forma liquida: colava minuto per minuto. E io mi muovevo attraverso di esso il più lentamente possibile, cercando di prolungare l’azione, temendo la noia. Non mi ricordo quando per l’ultima volta mi sono sentita così in pace, così riflessiva, con la tendenza a fermarmi per minuti interi a pensare o a guardare dei bambini pattinare, e basta. Che sensazione di libertà, sapere che a casa non ti aspetta nulla, e allora ti soffermi ad osservare tutte le cose, rivalutandone la bellezza e l’importanza.
Sono sdraiata in questo letto dalla misura assurda e nella stanza accanto c’è una donna, probabilmente di qualche paese slavo, che sta cucinando. Cucina e canta, sommessamente. Sento un suono di quel che mi pare pasta, scivolare in acqua. Intanto, la donna continua a cantare qualche nenia del suo paese, dolce, gentile, e io mi sento in colpa.
Sto rubando, di nascosto e senza autorizzazione, l’unica cosa bella di questo posto.
E poi, per quale legge della fisica gli uomini presumono che visto che stai ballando sono autorizzati ad infilarti la lingua in bocca ?


questa canzone ha un testo splendido e speriamo che io mi innamori davvero in questo modo)