dopo essere stati al lago e al fiume per tutta la notte.
6 del mattino, orario in cui l’unica forma di vita umana riscontrabile sono i ciclisti troppo mattinieri.
In cui puoi camminare immersa nel canto degli uccelli e sentire improvvisamente un picchio, e sentirti quasi come Eva, come una specie di madre natura.
In cui perfino le papere e i cigni sono, tutti in fila, ancora addormentati sul molo.
In cui i primi amanti si baciano appassionatamente fuori dai bagni pubblici. Quale sarà la loro storia?
In cui le tele di ragno sono ancora tutte intatte e tirate da una parte all’altra del sentiero, e tu le spezzi una dopo l’altra come fossero i traguardi di una lunga corsa.
In cui i piedi ti portano da soli fino a casa, e per fortuna che ci sono loro a guidarti.
In cui il pensiero è uno solo, e quel pensiero ti scrive una storia bellissima, la migliore storia della buonanotte, o del buonmattino, che ricevevi da molto, molto tempo.
(perdonami gli errori che ci saranno, ma così sono più VERA)
alcoolici 6
di cui 5 superalcoolici
altre sostanze 4
di cui una conosciuta con sicurezza
baci molteplici
di cui seri nessuno
di cui sulla bocca uno
volte in cui ho detto “ti voglio bene”
troppe
vere
1
massaggi alla schiena 1
di cui a fighi 1
Je vous ai apporté des bonbons
Parce que les fleurs c’est périssable
Puis les bonbons c’est tellement bon
Bien que les fleurs soient plus présentables
Surtout quand elles sont en boutons
Mais je vous ai apporté des bonbons
J’espère qu’on pourra se promener
Que madame votre mère ne dira rien
On ira voir passer les trains
A huit heures je vous ramènerai
Quel beau dimanche pour la saison
Je vous ai apporté des bonbons
Si vous saviez ce que je suis fier
De vous voir pendue à mon bras
Les gens me regardent de travers
Y en a même qui rient derrière moi
Le monde est plein de polissons
Je vous ai apporté des bonbons
Oh oui Germaine est moins bien que vous
Oh oui Germaine elle est moins belle
C’est vrai que Germaine a des cheveux roux
C’est vrai que Germaine elle est cruelle
Ça vous avez mille fois raison
Je vous ai apporté des bonbons
Et nous voilà sur la Grand’ Place
Sur le kiosque on joue Mozart
Mais dites-moi que c’est par hasard
Qu’il y a là votre ami Léon
Si vous voulez que je cède ma place
J’avais apporté des bonbons
Mais bonjour mademoiselle Germaine
Je vous ai apporté des bonbons
Parce que les fleurs c’est périssable
Puis les bonbons c’est tellement bon
Bien que les fleurs soient plus présentables…
Fra pochi giorni è estate e io sono in giro col pullover, il sole si è visto 3 volte negli ultimi due mesi e le mimose pendono tristi.
Poi sono preoccupata per gli esami.
Fra 10 giorni sono finiti e io non sto studiando niente per gli orali, ad alcuni miei amici non sono andati proprio eccellentemente, e poi quando avrò finito la scuola so già che mi verrà il panico perché ho troppe cose che sono lì e aspettano il 26 giugno.
Sono preoccupata per me.
Per lui, per loro, per Barcellona, per le cose che succedono sempre con un tempismo pessimo. Pessimo. Centralinista della fortuna, sei uno stronzo. Te l’ho detto tante volte, e ribadisco.
Sono tentata di morire e cambiare pelle, come un serpente, lasciarmi tutto alle spalle, rinascere. Ma per diversi motivi, per uno in particolare, non voglio e non posso. Non prima di averlo assaggiato per confermare se poteva essere una realtà oppure era aria fritta come sempre.
E allora ascolto Jacques Brel e fisso il grigio del cielo. Verranno gli occhi grigi anche a me, fra poco.
Lei è una delle persone più importanti della mia vita. Probabilmente la più distante eppure la più vicina, quella per cui devo impegnarmi di più per tenere saldo il nostro rapporto. E ne vale la pena, ogni minuto.
Mi manchi ogni giorno un po’, Cry. Oggi particolarmente: è uno di quei giorni in cui saresti andata al lago a dormire su un prato o su una panchina, o a prendere il sole per quei 2 minuti che ti bastano a lasciarti il segno. In cui saresti arrivata a lezione di coro bella come un fiore, con qualche nuova maglietta assurda plissettata viola con inserti di canguri arancioni di feltro. E poi il Mario ti avrebbe detto “ma che bella maglietta, Crystal” e tu avresti fatto quel sorriso sbilenco guardando a terra e toccandoti il naso.
Insomma, vorrei che fossi qui e non in montagna a spassartela tra un alpinista, un barista e un gelato al tamarindo. Egoista, come sempre. Non mi smento mai.