“Elia, prova un po’ questa torta, è la prova per il dolce di Natale.”
“… da quand’è che ci si può sposare? Diciotto anni?”
“Ehm… no, 16…”
“Bene, il 30 aprile dell’anno prossimo allora ci vediamo in chiesa.”
…tenerezza.

Per esempio la prima sera quando siamo andati a mangiare cinese e dopo esserci rimpinzati di deliziosissimi involtini primavera, cane impanato e aglio afrodisiaco ci siamo visti passare davanti al ristorante un tizio con su un costume intero da donna. Il tipo si ferma davanti alla finestra e si TOGLIE IL COSTUME, rivelando un fantastico tatuaggio della Madonna su un fianco e poi se ne va.
Serata coronata da una Michela sull’orlo dell’indigestione che esclama: “Oh ma ho mangiato qualcosa di velenoso! C’era qualcosa di magico in questa cena!”
Oppure la nostra stanza all’ostello che era più o meno 4 metri per 4, con moquette ovunque e il più grosso quantitativo di polvere mai visto in un singolo spazio, con la luce automatica in bagno che non si spegneva mai e l’invasione di musicisti la sera per tentare di aprire la nostra finestra che si è poi spalancata in 3 secondi netti sotto il sapiente tocco di un ingegnere. E i nostri dirimpettai che giocavano a golf in un appartamento apparentemente infinito mentre facevano le polpette e guardavano una misteriosa partita di calcio esultando e ballando in giro. E gli ascensori che non arrivavano mai.
E poi quel primo concerto in quell’incrocio tra un museo e una serra, con le statue greche finte e un giardino di palme simil coloniale inglese sotto una volta da duomo, un caldo atroce e un palco minuscolo. E quel figo che piangeva mentre cantavo il mio solo. E quella signora che sorrideva contentissima mentre facevamo “Laudate Dio”, seduta accanto a un ragazzo con una camicia rosa e bretelle bianche che si reggeva le guance con le mani.
Oppure potrei dire di quel secondo concerto in cui la voce mi era andata a puttane ed ero in panico totale, eppure ce l’ho fatta ad emettere una cosa decente per tutto il tempo. Quel direttore brasiliano che era seduto in prima fila e faceva praticamente luce talmente era esaltato. Il nostro direttore “No ma se non ce la fai basta che me lo dici, tesoro mio bello!”.
E quella sera del concerto dei ghanesi? La gente che ci aveva sentito cantare ai concerti che si metteva ad applaudire quando passavamo “ah, it was BEAUTIFUL”. E poi io e la Crystal a ballare per strada e poi su per quattro piani di scale senza smettere un attimo, perché visto che non avevano ballato gli africani dovevamo sopperire noi in qualche modo.
Passare il songbridge seduta da parte a un Ivo esaltatissimo dal nostro successo, che mi raccontava mille aneddoti di tutta la gente che aveva conosciuto in quei giorni, quel direttore australiano che gli aveva chiesto se eravamo un coro professionale, quell’altro esperto che pensava fossimo i migliori bambini da tutto il mondo riuniti per l’occasione in un coro…
Poi dovrei ancora dire di quell’ora passata al Tivoli Garden con il direttore brasiliano dagli occhi d’ambra incontrato per caso e che ci ha chiesto di autografargli il cd, che mi ha fatto duemila complimenti, che mi ha accarezzata, rassicurandomi sul fatto che non ero per niente vecchia (sono la più vecchia del gruppo
) e che ha cantato con Milton Do Nascimento…
Del concerto all’opera di Copenhagen, delle 1500 persone che c’erano lì, di come i riflettori ti accecano quando sei lì tu, da sola, con una candelina in mano, e ti tremano le gambe… Di quando il pubblico fa una standing ovation a un coretto svizzero che in patria assolutamente nessuno si fila…
Un post troppo lungo, troppe cose da dire, un solo World Symposium on Choral Music a Copenhagen, una sola passione.

Lei è una delle persone più importanti della mia vita. Probabilmente la più distante eppure la più vicina, quella per cui devo impegnarmi di più per tenere saldo il nostro rapporto. E ne vale la pena, ogni minuto.
Mi manchi ogni giorno un po’, Cry. Oggi particolarmente: è uno di quei giorni in cui saresti andata al lago a dormire su un prato o su una panchina, o a prendere il sole per quei 2 minuti che ti bastano a lasciarti il segno. In cui saresti arrivata a lezione di coro bella come un fiore, con qualche nuova maglietta assurda plissettata viola con inserti di canguri arancioni di feltro. E poi il Mario ti avrebbe detto “ma che bella maglietta, Crystal” e tu avresti fatto quel sorriso sbilenco guardando a terra e toccandoti il naso.
Insomma, vorrei che fossi qui e non in montagna a spassartela tra un alpinista, un barista e un gelato al tamarindo. Egoista, come sempre. Non mi smento mai.

X: Eh sì, ieri Alice ha fatto il suo ultimo concerto…
Y: DAVVERO? Ma che peccato, cioè con quella voce e quella PRESENZA…
(??)
Z: (per strada) senti, ma POSSO FARTI I COMPLIMENTI?? Bravissima, veramente brava, avevo la pelle d’oca così, guarda… NON SMETTERE EH!?
(…)
Sarebbe già abbastanza dura senza tutto questo feedback. Tenetevi il vostro feedback, perDio.

Dovete sapere, fedelissimi lettori, che cantare nel coro ha i suoi riscontri positivi anche nel campo sociale.
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In case the few of you were wondering, I’m not.
I went to Czech Republic for a week during Easter holidays to have some concerts with my choir. Our director studied there, and his two big teachers are now 80+, but their choirs are two of the best in the country, so we did four concerts together joining our forces in the “Singing Triangle”. Severáček and Motýli Šumperk have such perfect sound and technique, we have learned very much from them in these days. Next stop: The 8th World Symposium on Choral Music in Copenhagen!
Otherwise: I decided, since I’m thinking about going to university in Australia, that I need to read some good classic English literature, so I investigated some anthology in the library and took Pride and Prejudice, Robinson Crusoe and the complete dramatic work of Samuel Beckett.
In the near future I’d like to get my hands on:
-Saul Bellow, Humboldt’s gift
-some William Saroyan work, such as Life’s days or The human comedy
And that’s how far as I went with the 10 minutes time I had to research. Someone’s got any suggestion? Please?
PS: Hope you guys had a wonderful Easter and that you’re all OK :*
ETA: SOME SUPERNATURAL GOODNESS, for a change!
*flails and dies*
24 days till next episode!

Questa storia dell’auto-sabotaggio deve finire. Ogni volta che devo andare da qualche parte, o fare qualcosa di importante, finisce che mi ammalo, ma è tutto nella mia testa. È oltremodo frustrante, è un circolo vizioso.
Però questa volta no, io venerdì salgo su quel cazzo di bus e mi faccio le 16 ore per andare in Repubblica Ceca. E basta. Non voglio sentir scuse.
Oggi faccio ancora il cheesecake al lampone, mi aiuterà a rilassarmi. A volte mi dico che al posto del liceo sarei dovuta andare a fare la cuoca.
Nelle news recenti: sto seriamente pensando di andare a fare l’università in Australia. Comunicazione con specializzazione in scrittura creativa, o una cosa del genere. Mancano i dindini e il coraggio si lasciare una vita per un continente nuovo. Ansie a mille, paure di perdere tutte le mie amicizie. Più che altro, è vero che se sono vere amicizie resisteranno alla lontananza, ma non credo di avere il fegato di testarle. Se non confermeranno le aspettative, allora io che farò?

Ho appena ricevuto il programma del concerto di Rufus all’Hollywood Bowl ! I primi pensieri in ordine di apparizione:
- ma è ROSSO !
- è bellissimo.
- è enorme
- È BELLISSIMO OMG
Pienissimo di foto bellissime, neanche una della mia espressione preferita però, che è la seguente:
Non è adorabile ? Lo è, SILENCE !
Altrimenti:
-questa settimana ho fatto 10+ pagine di LAM e sono orgogliosa di me stessa
-mancano 27 giorni al concerto di Rufus aléksdlasédlasd
-ieri ho preso in biblioteca “Equus” di Peter Shaffer e “La tempesta” di Shakespeare, ho iniziato il primo ed è altamente allucinante. Molto molto bello, scritto ed architettato magistralmente.
Mia madre oggi è arrivata a casa col cd di quel benedetto coro, di cui non farò il nome visto che questo è un posto PUBBLICO, dicendo “MA SENTI COME CANTANO BENE, VERAMENTE BRAVIII”. Il coro in questione è quello che a quella tale festa corale svizzera è stato piuttosto supponente e IN PIÙ ci ha copiato “la bella lava al fosso”. Non dico altro. Ora, so da tempo che mia madre in generale capisce molto poco di musica, ma addirittura arrivare a mettermi su certa roba e poi DURANTE PRANZO così che sono obbligata a SENTIRLA è esagerato. Il NEMICO in casa mi ha portato ! No scherzo, non sono neanche lontanamente comparabili a noi. Detto veramente con tutta la modestia possibile.