h1

Sanza speme vivemo in disio

maggio 22, 2008

Oggi mi metto a studiare sul serio.
No, sul serio.

Intanto beccatevi questa citazione di facile riconoscimento (riconoscenza?) che volevo mettere qui da tempo:

“Ponghiamo caso che uno m’invitasse spontaneamente a una sua villa, con grande instanza; e io per compiacerlo vi andassi. Quivi mi fosse dato per dimorare una cella tutta lacera e rovinosa, dove io fossi in continuo pericolo di essere oppresso; umida, fetida, aperta al vento e alla pioggia. Egli, non che si prendesse cura d”intrattenermi in alcun passatempo o di darmi alcuna comodità, per lo contrario appena mi facesse somministrare il bisognevole a sostentarmi; e oltre di ciò mi lasciasse villaneggiare, schernire, minacciare e battere da’ suoi figlioli e dall’altra famiglia. Se querelandomi io seco di questi mali trattamenti, mi rispondesse: forse che ho fatto io questa villa per te? o mantengo io questi figlioli, e questa mia gente, per tuo servigio? e, bene ho altro da pensare che de’ tuoi sollazzi, e di darti le buone spese; a questo replicherei: vedi, amico, che siccome tu non hai fatto questa villa per uso mio, così fu in tua facoltà di invitarmici. Ma poiché spontaneamente hai voluto che io ci dimori, non ti si appartiene egli di fare in modo che io, quanto è in tuo potere, ci viva per lo meno senza travaglio e senza pericolo? Così dico ora. So bene che tu no hai fatto il mondo in servigio degli uomini. Piuttosto crederei che l’avessi fatto e ordinato espressamente per tormentarli. Ora domando: t’ho forse pregato di pormi in questo universo? o mi vi sono intromesso violentemente, e contro tua voglia? Ma se di tua volontà, e senza mia saputa, e in maniera che io non poteva sconsentirlo né ripugnarlo, tu stessa, colle tue mani, mi vi hai collocato; non è egli dunque ufficio tuo, se non tenermi lieto e contento in questo tuo regno, almeno vietare che io non vi sia tribolato e straziato, e che l’abitarvi non mi noccia? E questo dico di me, dicolo di tutto il genere umano, dicolo degli altri animali e di ogni creatura.”

Il pessimismo di questo uomo mi è in qualche modo di conforto. È un po’ il discorso che faceva il mio docente di inglese: Vale la pena di far leggere agli allievi, di questi tempi in cui il fine primo dell’uomo e della società è essere felici, dei testi che sono fondamentalmente tristi?
Se ci si pensa, torto non ha. Tutti i grandi autori, nella letteratura di qualsiasi paese, i grandi classici: son tutti piode di depressione unica (o qualcosa di molto simile). Vale quindi la pena di farli leggere alla gente, di rattristarli con pensieri come
– Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.
?
Il mio docente sosteneva di no, perché lui dopo aver letto un buon libro che è triste si sente depresso per due giorni, e questo rema contro quello che la nostra società tenta di fare da decenni.
Eppure c’è chi, come me, gode ad indugiare nel proprio masochismo e legge, rilegge, cita, ricita, declama Baudelaire e Leopardi, Shakespeare e la Woolf e Pessoa, e non si stancherà mai di farlo.

Però dopotutto Huxley aveva proprio ragione, quanto più facile sarebbe vivere in a brave new world.

2 commenti

  1. Jovanotti?😛


  2. Anna Tatangelo.



Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: