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Del tornare a casa alle 6 del mattino di una domenica

giugno 29, 2008

dopo essere stati al lago e al fiume per tutta la notte.

6 del mattino, orario in cui l’unica forma di vita umana riscontrabile sono i ciclisti troppo mattinieri.

In cui puoi camminare immersa nel canto degli uccelli e sentire improvvisamente un picchio, e sentirti quasi come Eva, come una specie di madre natura.

In cui perfino le papere e i cigni sono, tutti in fila, ancora addormentati sul molo.

In cui i primi amanti si baciano appassionatamente fuori dai bagni pubblici. Quale sarà la loro storia?

In cui le tele di ragno sono ancora tutte intatte e tirate da una parte all’altra del sentiero, e tu le spezzi una dopo l’altra come fossero i traguardi di una lunga corsa.

In cui i piedi ti portano da soli fino a casa, e per fortuna che ci sono loro a guidarti.

In cui il pensiero è uno solo, e quel pensiero ti scrive una storia bellissima, la migliore storia della buonanotte, o del buonmattino, che ricevevi da molto, molto tempo.

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