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Del tornare a casa alle 5 del mattino

luglio 1, 2008

mentre infuria il peggior acquazzone degli ultimi due anni.

Dopo aver passato un’ora a dondolare su un’altalena con due delle persone a cui voglio più bene in questo momento.

Dopo che una delle mie persone preferite se n’è uscita con la frase da oscar “ma tu gli orologi li devi buttare via! Gli orologi sono solo una personificazione del padrone, che ti opprime con il suo avanzare, essere senza è essere liberi….”

Dopo che un tizio si è gettato per tre volte giù dal balcone.

Dopo che la gente si è messa a mangiare wurstel alle 2 del mattino.

Dopo tutto ciò scoppia un temporale viola e blu scuro, e la pioggia cade a cortine fittissime.

E allora ti nascondi sotto la chiglia di una nave, ma piove attraverso e quindi ti rifugi sotto il tetto di un ristorante, scoprendo che la tua giacca a vento non è impermeabile e dici “ma sì tra poco passa” e intanto la tua amica ruba una tovaglia da un tavolo per tenersi al caldo e se la porterà poi pure a casa. Allora tutti se ne vanno e tu ti prepari ad affrontare un buon quarto d’ora sotto quello che presumi essere il Diluvio Universale senza nessun tipo di riparo a parte la giacca a vento che non è impermeabile.

Rubi quindi un pezzo di lavagna a un ristorante e la usi per sfaldare il muro d’acqua mentre avanzi, le infradito che pur ne hanno viste di cotte e di crude sono basite di fronte a questa situazione, dopo 100 metri ti penti di non aver rubato l’ombrellone al ristorante, ma ormai è tardi e bisogna andare. Le pozzanghere per strada sono della misura di piccole piscinette per bambini, e quasi quasi potresti andare a casa a nuoto che magari ti bagneresti meno.

Dopo 10 minuti ti fermi sotto un balcone e cerchi di salvaguardare i 500 franchi che hai nel borsellino inflandoti la borsa nella maglietta, e sperando che qualcuno incontri la tua figura grottesca e si spaventi a morte. Abbandoni la lavagna per un telo simil militare rubato in un cantiere, ma che in realtà non si capisce bene se sia davvero impermeabile. Intanto i calzoni hanno assorbito talmente tanto che l’acqua ti arriva alle chiappe e ti chiedi confusamente se forse a Milano potresti  lanciare una nuova moda.

Maledici tutte le stradine che portano a Rivapiana che si sono trasformate in altrettanti rigagnoli che scendono inesorabilmente verso di te, ma più di tutti la salitona verso casa tua che è un vero e proprio Niagara e quasi si dovrebbe guadare per riuscire a passare. Eppure mentre sei lì che tentenni e inciampi, sai che in quel momento sei viva, che stai vivendo davvero e vorresti che in ogni momento si potesse sentire così il mondo. Arrivi finalmente a casa e temi che i tuoi ti abbiano chiuso fuori, pensando che non saresti tornata a dormire, come doveva essere, ma trovi la porta fortunosamente aperta. Ti asciughi alla bell’e meglio. Collassi sul letto.

Ti svegli col raffreddore.

4 commenti

  1. Il tizio che si butta ripetutamente dai balconi lo devo conoscere. Gira per caso una mantellina rossa, di solito?


  2. no, piuttosto magliette con su “africa is the future”


  3. bello legerti…🙂 A me è capitato una volta, a roma, uguale, con le infradita e i pantaloni di lino che quasi me li perdevo, veramente ho rischiato di perdere un paio di volte anche le infradita. A parte che ero sola e che dovevo sembrare una paziente psychiatrica in fuga, credo che poche volte ho riso come quel giorno, quando ad un tratto mi sono trovata sotto il diluvio, coi piedi in 20cm d’acqua, in mezzo a questa enorme doccia tipo idromassaggio che era roma🙂


  4. A me è successo un paio di volte e devo dire che è frustrante ma esilarante al tempo stesso😀



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