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Astronauta

agosto 1, 2008

Se sono felice non riesco a scrivere.
Quando sono triste ed angosciata, quando il verme insidioso della depressione minaccia di rivoltarmi gli intestini, allora sì. Allora sì che tutto fila liscio, allora sì che la penna scorre e le emozioni desaturate sono facili da prendere ed inchiodare alla loro rispettiva croce di legno marcio. Perché una giornata grigia e umida sviluppa i funghi dell’ispirazione forti e invadenti, aromatici. Mentre invece il blu del cielo e la brezza tiepida del sole sono buoni solo ad essere guardati con grandi occhi incantati e desiderosi di inglobare tutto quel calore.
Nello stesso modo, la felicità quando mi colpisce non vuole essere lasciata andare, non vuole riflettersi, non si fa usare come mezzo creativo. Essere felici è per finire una stasi, un attimo di pausa; un’assenza di gravità momentanea e ugualmente improduttiva. In questo stato di dubbiosa corporeità non si riesce a raggiungere nessuna cosa e nessuna persona intorno a sé, o se lo si fa è con troppa irruenza per essere di qualsiasi utilità.

E così sto, chilometri e chilometri al di sopra dell’atmosfera.
Galleggio, e non so dove sarò domani.

One comment

  1. note to self: quando sei innamorata fai veramente cagare



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